Finalmente studenti, precari, insegnanti, famiglie stanno incominciando a mobilitarsi e a organizzarsi perché davvero si esca dalla crisi covid con una scuola diversa e migliore.
La giornata di mobilitazione nazionale degli studenti il 25 settembre, la manifestazione nazionale di sabato 26 indetta da Priorità alla scuola, a cui hanno aderito le principali organizzazioni sindacali, tra cui la CGIL-FLC, lo sciopero indetto il giorno prima dal sindacalismo di base, sono tutti passaggi importanti per far sedimentare un ampio movimento sociale per rivendicare che:

  1. la scuola pubblica è un bene comune, che appartiene alla comunità degli studenti, dei lavoratori della scuola, delle famiglie, dei cittadini.
  2. la scuola per funzionare e per essere di qualità ha bisogno di investimenti importanti, dopo decenni di tagli e di politiche neoliberiste di impoverimento dell’istruzione (ricordiamo i tagli della Gelmini e il suo maestro unico, ma anche la “buona scuola” di Renzi, con la sua illusione di migliorare la scuola a colpi di bonus meritocratici, del tutto ridicoli, e di maggior potere ai dirigenti scolastici come assurdo toccasana). Investimenti che devono rendere le scuole sicure, con spazi adeguati, tecnologicamente all’altezza delle sfide legate alla trasmissione della conoscenza di oggi, che devono saper pagare stipendi dignitosi a chi ci lavora, che devono soprattutto servire a colmare le diseguaglianze sociali e culturali che la scuola oggi non riesce a colmare e che il covid ha solo accentuato.

Sembra incredibile, ma la scuola ha riaperto il 14 settembre solo per la buona volontà di chi ci lavora e di molti amministratori, ma il Ministero e l’Ufficio Scolastico Regionale, dopo tante promesse, non sono riusciti a garantire neppure che le cattedre scoperte potessero essere coperte dai precari. Neppure quelle degli insegnanti di sostegno, lasciando così in ulteriore difficoltà gli allievi con disabilità e le loro famiglie.


Il concorso che avrebbe dovuto contribuire a risolvere alcuni degli enormi problemi di personale, è ben lontano dall’essere stato anche solo parzialmente realizzato quindi le scuole sono state costrette ad aprire con orari ridotti. Migliaia di precari da settimane stanno incollati ai loro cellulari e ai pc in attesa di una chiamata (su una piattaforma) che è stata spostata di giorno in giorno. Altro che migliaia di assunzioni in più…la lentezza burocratica degli uffici scolastici ha dato ancora una volta una dimostrazione di inefficienza incomprensibile. Diverse scuole hanno dovuto dividere le classi troppo numerose, alternando lezioni in classe e lezioni a distanza. La questione trasporti per gli studenti delle superiori non è stata per nulla risolta, e l’assalto ai pullman a cui abbiamo assistito ne sono la dimostrazione. Il caos sulle disposizioni delle mascherine e sulle loro forniture, sulla gestione delle assenze, la comunicazione a tre giorni dall’apertura della scuola dell’obbligo di misurazione della febbre agli studenti.


Se “nulla dovrà essere come prima”, è necessario che gli studenti, i lavoratori e i cittadini prendano l’iniziativa e inizino a organizzarsi e a lottare per difendere i propri diritti.

Rosso Pinerolese invita tutti a partecipare all’Assemblea in piazza Facta a Pinerolo sabato 26 settembre alle 17 promosso da Priorità alla scuola

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