Un’attesa prolungata in farmacia, una fila per entrare in un supermercato: sono sufficienti esperienze come queste, divenute normali in questi giorni, per avere un’idea di come la diffusione del coronavirus stia trasformando la nostra società. Per molti aspetti, a dire il vero, sono tendenze ormai di lungo periodo a essere esasperate dall’epidemia e dalle misure assunte dal governo: decenni di politica della paura hanno lasciato il segno, evidente nella fobia del contatto, negli sguardi diffidenti che presidiano la “distanza di sicurezza” tra le persone. L’ansia del controllo rafforza indubbiamente i poteri che dominano le nostre vite, ed è bene ricordare che, una volta assunte, misure come quelle di queste settimane rimangono nell’arsenale di ciò che è politicamente possibile. D’altro canto, ci sono immagini di segno profondamente diverso: i sorrisi che molti si scambiano per strada, la musica dai balconi, la solidarietà da cui sono circondati non soltanto medici e infermieri ma anche gli operai in sciopero per difendere la sicurezza delle proprie condizioni di lavoro.

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